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1 AUGUSTA SANTANCH.

Sebastiano Messina per „la Repubblica“

DANIELA SANTANCHE Memore di quello che gli capitò dopo aver cercato di nascondere il sexy gate di palazzo Grazioli, stavolta il Tg1 ha dato subito la notizia che sul premier incombe un nuovo scandalo. Lha fatto, si capisce, a modo suo. Incaricando la bionda Susanna Petruni di infarcire la notizia con dosi massicce di presunto, smentito, nega, non cè conferma e infondata. E dando subito la parola a Daniela Santanché.

Ma non come esperta (fu lei a rivelare che Berlusconi vede le donne solo orizzontali). Come accusatrice degli accusatori i magistrati e i giornalisti e difensore dufficio dellaccusato, vittima della macchina del fango. Si vede che il direttorissimo era indaffarato, così sè inventato un anfibio giornalistico: lintervista editoriale. Affidandola ad una nuova firma: Augusta Santanché.

AUGUSTO MINZOLINI 2 L’AMACA.

Michele Serra per „la Repubblica“

Lo so che non sta bene ridere delle disgrazie altrui, ma questa bufala della „nipote di Mubarak“ è irresistibile. La ragazza è marocchina, e il Marocco sta allEgitto come la Svezia al Portogallo. Ma trattandosi di cucirle addosso unaura di rispettabilità esotica, vuoi mettere lEgitto? Lo avrebbe fatto anche Totò: „Quella? Ma non lo sai? E la nipote di Mubarak. La madre è una faraona. Il padre ha almeno un paio di piramidi. E noi la tratteniamo in questura? Brigadiere, mi faccia il piacere. Non facciamoci sempre riconoscere!“.

ruby GetContent asp jpegProssimamente sugli schermi di Berlusconia: la regina di Saba, nello splendore del Technicolor, in uno scenario di passione e di fasto. Minneahaha, la principessa Sioux, che cavalca a pelo il suo cavallo bianco (quello di Pino Silvestre Vidal). E naturalmente Gungala, la vergine della giungla, che sfugge alle brame dei suoi spasimanti volando di liana in liana, indossando solo un perizoma di leopardo. La vedo male per le oneste attricette di casa nostra, surclassate da giovanissime e avvenenti coloured. Sarà un nuovo dramma, lennesimo, della globalizzazione.

Novella Veronica Lario in spiaggia p 3 VERONICA LOW COST VITA DA EX. LA LARIO CI SOMIGLIA. O NO?.

Cinzia Leone per „Il Riformista“

Un matrimonio smontato, un divorzio in allestimento, Veronica ha deciso per i mobili in scatola di montaggio di Ikea. Temporaneamente alloggiata nella lussuosa dependance dell’Hotel de la Ville a Monza, mentre stasta decidendo se trasferirsi nella villa svizzera di S Chanf, sceglie il low cost Ikea per gli armadi guardaroba della dependance di Monza. La notizia, su Novella in edicola oggi, è di quelle che fa riflettere. Da Macherio, dove è vissuta per vent’anni, alla pur lussuosa dependance di Moza (cinque camere, piccolo biliardo, sauna e giardino pensile), un qualche decalage c’è stato.

Il low profile è una sua specialità. Mai al fianco del marito, mai d’accordo, mai contenta. E fermamente convinta che il suo sia un low divorce. Immortalata da „Chi“ in libreria con una scorta di volumi, di recente beccata più volte da un parrucchiere qualunque di Arcore, estetisti e palestra quelli di sempre, in Brianza.

Michelle Obama smalto blu L’estate passata con i nipotini in braccio e la cellulite en plein air. La Lario ci somiglia sempre di più. Se non nelle sostanze, almeno nella forme, e di sicuro nella filosofia. Di questo passo rischiamo di incontrarla al discount, in fila alle poste, o a un outlet. Lo snobismo è mischiare i piani. Magari anche quelli delle case, e ce n’è da scambiare. Tra Milano, New York, Londra e la Svizzera, il suo patrimonio immobiliare ammonta a 47 milioni di euro.

La casa di S Chanf, comprata da Berlusconi, è stata intestata alla madre di Veronica, l’ultrasettantenne Flora Bartolini, per l’occasione diventata cittadina svizzera. La Svizzera non è mica Antigua, e senza la residenza non si compra nulla da quelle parti. La villa è in stile neorococò, ma all’Ikea hanno di tutto.

CARLA BRUNI Fare la ex è un mestiere da caimani. E le quasi ex, vivono nell’incertezza degli Zeri e dei Tot. Per fortuna ci sono gli avvocati. Fallito il tentativo di riconciliazione, l’assegno di mantenimento da 43 milioni di euro l’anno, a colpi di memorie integrative legali, è stato già ridimensionato a 3 milioni e mezzo di euro al mese. Sono sacrifici che se ne portano dietro altri. Gli immobili sono spese e rogne. Se poi la spunta, magari anche con qualche risparmio, di Ikea se ne compra una. Con tutti i dipendenti.

Lyudmilla costretta a Putin e a un divano identico al tailleur nelle foto ufficiali per smentire il divorzio. Michelle costretta all’orto. Carlà costretta a Sarkozy. Veronica costretta a Ikea? Le first lady non sono più quelle di una volta. Il viale del tramonto è pieno di saldi interessanti. Ma i mobili poi chi glieli monta?
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