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Nell‘ antica masseria „Mavù“ due eventi: una mostra internazionale di arte contemporanea e un evento di teatro totale. Un intrigante percorso ispirato al tema del „doppio“ e un omaggio a grandi capolavori dell’arte del passato e del contemporaneo.

Nell’antica masseria ottocentesca „Mavù“, immersa nella splendida Valle d’Itria, tra le campagne di Locorotondo e di Cisternino, domenica 2 agosto alle ore 21.00 inaugurazione di una mostra internazionale di arte contemporanea site specific, e uno spettacolo in prima assoluta in Puglia. I due eventi sono caratterizzati dall’emblematico titolo: „Due, avvisaglie di un cedimento strutturale“ e sono curati da Grazia De Palma.

„Essere due per un solo istante e poi scrivere Due come numero biperiodico, irraggiungibile, indefinito. Due ma Uno in cerca del Due. Dove quando e come avviene, l’ESSERE DUE? In quale spazio, in quale tempo, tramite quale alchimia, attraverso quali smembramenti, moltiplicazioni, operazioni all’ennesima potenza, ricerche, omaggi o visioni ? Qual è il motore del DUE? un mito culturale, un progetto genetico scolpito nella cellula potente come una psicosi, l’idea ossessiva di un completamento, la condizione sine qua non della riproduzione, il sano desiderio di un riposo del cuore?“

Sono questi gli interrogativi che si pone la curatrice della mostra, la quale annota che „Il due esprime un antagonismo che,da latente diventa manifesto; una rivalità, una reciprocità che può essere di odio come di amore; un’opposizione che può essere complementare e feconda. DUE: simbolo di opposizione, conflitto, riflessione, equilibrio realizzato o minaccia di un cedimento strutturale, numero di ambivalenza o sdoppiamento, evoluzione creatrice o involuzione disastrosa. I corpi di oggi si moltiplicano restando separati nel proprio involucro, offesi, brutalizzati dalla vergogna del proprio bisogno inconfessabile: ESSERE DUE“.

I corpi del nostro mondo, rileva Grazia De Palma, „sono scossi da qualcosa di potente,si sfidano senza una tregua (Chris Cunningham), sono languidamente sdoppiati ancor prima di entrare in scena (Giulio De Mitri), oppure appartengono alla vanità gemellare di un’iconografia dai riferimenti preraffaeliti o dalle tinte rinascimentali,
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in cui l’identità non è una realtà statica ma la consapevolezza di un erotismo mnemonico (Silvia Camporesi). Yin e Yang, si susseguono nella sensuale ricerca di una costante perdita di magia (Anina Schenker) o come nature morte nature vive si specchiano nell’innocenza malinconica di una vanitas per comprendere l’anima (Miki Ohanna). Alcuni omaggiano la sacralità di un’altra giovinezza dell’uomo contemporaneo (Manuel Fanni Canelles), fino alla consacrazione delle percezioni e delle universali esperienze dell’uomo, dalla nascita alla morte, ai diversi processi di presa di coscienza e conoscenza (Bill Viola)“.

Un dualismo filosofico, dentro e fuori l’immagine, con caratteristiche peculiari che si evince attraverso le opere degli artisti presenti nella mostra.

Manuel Fanni Canelles, rende omaggio ad Antonello da Messina con due videoinstallazioni ispirate al „Cristo alla colonna“ e alla „Pietà“. La dominante teatrale di entrambi i lavori permette una riflessione „Sulla sacralità del corpo“. Chris Cunningham si ispira al Masaccio, l’artista inglese, con la sua opera visionaria intesse una lotta giocata tra due attori e un monologo. „Un uomo e una donna. Immersi in un liquido che li trasforma in pesci, in un abisso profondo e senza luce. In loro si respira odore di adulterio, di malsanità, di desideri peccaminosi. la luce a dettare un monito, li svela nella loro nudità (alla stregua della „Cacciata di Adamo ed Eva“ del Masaccio)“.

Giulio De Mitri omaggia Canova e Pitocrito, con dei tableaux vivants più veri del reale. Opere uniche tre tecno light box, create appositamente per l’evento. „Venere e Adone“, „Le tre Grazie“ di Antonio Canova e la „Nike di Samotracia“ di Pitocrito. La singolare sperimentazione tecnologica che l’artista pugliese concede alle forme neoclassiche evoca un’insospettabile e magico linguaggio dove le icone del passato risorgono da un mondo lontano, trasmettendo una luminescenza tridimensionale bianca e nera, filtrata dall’azzurro, come la perfezione di un silenzio. L’installazione sarà accompagnata dalla magistrale esecuzione di un’arpista in scena. Silvia Camporesi, artista romagnola omaggia John Everett Millais, con un lavoro video, quasi un quadro in movimento, impercettibile, lentissimo. L’opera riprende chiaramente nella scena e nei toni, il quadro preraffaellita di Millais, la storia di Ofelia. L’artista israeliano Miki Ohanna rende omaggio a Caravaggio, mette a nudo „attraverso le sue immagini fotografiche, scene di azione e di drammaticità in cui il profondo senso religioso si immerge nelle ombre del quotidiano e del vero. Nell’interpretazione scenica del „ragazzo morso da un ramarro“ ravviva il grande piacere che nasconde la pena d’amore mentre raffigura con elegante sobrietà l’attimo fuggente“. Anina Schenker, artista svizzera, omaggia Marina Abromovich con una azione performativa nella quale è lei stessa protagonista. Bill Viola, artista statunitense è presente con un documento inedito commissionato dal J. Paul Getty Museum. Il documento racconta se stesso e di come la storia dell’arte del passato ha influenzato gran parte delle sue produzioni artistiche. Morte e nascita sono i simboli che egli assume per descrivere la condizione esistenziale del genere umano. Partendo dalla trasposizione fedele di un dipinto del Pontormo o riproponendo elementi di affresco dalla „Pietà“ di Masolino da Panicale riassume con una certa carica allusiva l’intera storia della salvezza.

Lo spettacolo, infine, protagonisti il collettivo romano Santasangre (esponenti di punta del nuovo teatro italiano indipendente), riproporrà l’interazione tra corpo, suoni, luci e immagini video,
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uno spettacolo complesso i cui contenuti traggono spunto dalle quattro fasi del divenire che Aristotele ha teorizzato nel „Primo libro della Fisica“.