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„Cercasi studenti disposti a viaggiare in Paesi stranieri, preferibilmente nel Terzo mondo. Offresi biglietto aereo e soggiorno gratuito. Unica condizione richiesta: la disponibilit a svolgere il ruolo di ispettore nelle nostre fabbriche“. Suona pi o meno cos l’annuncio appena pubblicato sul sito della Nike: la multinazionale dell’abbigliamento sportivo, accusata di utilizzare metodi schiavistici nei suoi stabilimenti in Asia, decide dunque di partire al contrattacco. Sfidando proprio i suoi nemici pi agguerriti: „Venite a lavorare per noi, e verificate in prima persona cosa accade“, l’esplicito messaggio.

E non un caso che l’invito, dalla pagina web del colosso, venga rivolto agli studenti: soprattutto dai campus americani che sono partite le offensive contro le condizioni inumane di alcune fabbriche Nike, quelle che hanno sede nei paesi poveri. Luoghi in cui pu essere perfettamente legale che bambini e adolescenti lavorino oltre dodici ore giornaliere, sette giorni su sette, per produrre i palloni che poi verranno utilizzati negli stadi di tutto il mondo. O quelle scarpe ampliamente pubblicizzate dalla schiera di star dello sport assunte come testimonial: da Michael Jordan a Ronaldo.

Ma vediamo in cosa consiste, nel dettaglio, l’offerta lanciata dalla multinazionale. A partire dalla prossima primavera, gli studenti volontari andranno, a spese dell’azienda,
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nei vari Stati in cui sono presenti fabbriche della societ le visiteranno con la massima accuratezza possibile insieme ad un team di esperti di una societ di certificazione e al termine dovranno stendere un rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro degli operai. In tutto, nel progetto saranno coivolti circa dieci ragazzi, per un totale di 41 stabilimenti. Unico requisito indispensabile: la conoscenza della lingua locale (elemento che sfoltir in partenza il numero dei candidati).

Un’iniziativa che sta gi suscitando sentimenti ambivalenti tra gli studenti americani che da sempre conducono la crociata anti Nike. E infatti alcuni gruppi, sui media statunitensi, hanno gi messo in guardia i futuri ispettori dilettanti, invitandoli a „stare attenti alla cultura dell’intimidazione“ dell’azienda, o alle eccessive lusinghe. E, naturalmente, c‘ chi ha obiettato che per una potenza come la Nike un gioco da ragazzi, dare una „ripulita“ alle fabbriche in occasione delle future visite. Resta il fatto, per che la mossa della societ si sta rivelando vincente: riuscita infatti a disorientare anche gli attivisti pi accesi. Una strategia di marketing decisa, probabilmente, anche per rispondere alla campagna (completamente diversa nei contenuti) lanciata da un altro gigante del settore, appena qualche settimana fa. Il mese scorso la Reebok ammise pubblicamente che nei propri stabilimenti asiatici le condizioni dei dipendenti erano spaventose, e stanzi molti milioni di dollari per bonificarle.
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