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Social Media Landscapes. Una collana digitale. Un intervento di Angelo Ricciurdkcyhdo su FOTO DI CONIGLIO SCUOIATO ESPOSTO NELLA MOSTRA FIORENTINA“OBIEZIONI“:AGGIORNAMENTOOmar Iannello su FOTO DI CONIGLIO SCUOIATO ESPOSTO NELLA MOSTRA FIORENTINA“OBIEZIONI“:AGGIORNAMENTODire la verità di Elisabetta Campora. La storia e la tenacia di una pioniera in un bellissimo libro. HortobagyiDire la verità di Elisabetta Campora. La storia e la tenacia di una pioniera in un bellissimo libro. Senti lo strazio, la follia, l’imprevisto che piega in due, lo strappo, il terrore, lo sputo, lo schiaffo, l’ansimare dello scrittore, l’aggrapparsi alla parola e al ricordo, al lavorare forsennato attorno a quel padre che ERA e a quel figlio che potrà(forse) ESSERE solo liberandosi. Vomitando rabbia,facendo ordine nel puzzle scomposto dei ricordi, scrivendo disordinatamentesenza timore del caos( compiaciuto dal caos che pure riesce anche a stritolarlo) e senza timore di rendere una esibizione grottesca e commossa come la vita. Lo vediamo, Krauspenhaar che fa la passerella su un palcoscenico per ricevere applausi e sputi con un inchino. Spensierato, azzardato, diventa un infante lo scrittore. Di fronte alla vita, di fronte alla rincorsa richiesta(trovare il padre, plasmarlo di carta, toglierlo all’oblio). Senza timore, dicevamo: di mostrare tutto, proprio tutto,fragilità e sentimento, disagio, sconforto, scontento: Safarlo, cosapevole che si tratta di una scelta non indolore, devefarlo perchè non c’è altro da fare. Se indietreggia i suoi fantasmi sono pronti ad azzannarlo. Anzi, deve fare presto. Non si dovrebbe fare presto quando si ha a che fare con la materia narrativa. Ma strappare dall’oblio è operazione che chiede di sfidare Dio, e va compiuta seguendo la propria inclinazione

La necessitàvorace e dominante dello scrivere. Tutta un’infanzia dentro gli occhi, nella pancia che a volte si gonfia, nello stomaco che brucia. Parajumpers Long Bear Non si può fareniente di diverso. Aggrapparsi con i denti e con le unghie a quello che esce dalla furia, pigiando sui tasti:una scrittura che è a tratti una narrazione controllata, calibrata e appassionante, a tratti uno stream dove autobiografia e narrazione si sovrappongono pelle contro pellee l’autore si mette a nudo. Proprio spogliato, senza vestiti, nudo di fronte a un pubblico vasto. Una cosa tipo incubo, ma che non puoi più dimenticare. Esposto, con il coraggio estremo, che è sempre preferibile alla neutralità apatica, o alla scelta furba, l’escamotage che mette al riparo.( quanti, troppi libri così,m precotti, preconfezionati, stucchevoli, senza alcunrichiamose si vuol fare della lettura un’esperienza cruciale)

Io l’ho amato da subito, alla prima lettura questo romanzo, e l’ho amato ancora e sentitosulla miapelle con la stessa visceralità con cui è scritto alla seconda lettura. Merita, di essere letto almeno due volte, anche perchènarra, all’apparenza, due storie che si dipanano su due piani narrativi, e che quindi richiedono attenzione, ma non credo che sianorealmente due storie e nemmeno due piani narrativi,è uno specchio, è uno specchio che rimanda bagliori, in parte scheggiato e quelle schegge riflettono brandelli,inquadrature che si bastano da sole( e che sono da sole un momento di puro incanto per chiunque dia alla parola Letteratura ancora un significato). Era mio padre è questo, una narrazione furente, che morde,ricchissima e opulenta, grondante dolori, amori, visioni Canada Goose Womens urbane. Non può bastare una lettura sola.

Il padre cercato, ricordato, amato e odiato è morto da qualche tempo. Era un tedesco nato in Italia e combattente nella Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale. Ma era anche un padre, il padre, con il quale è necessario trovare un patto di convivenza nei corridoi della memoria, nel cuore, nella piccole cose dellavita quotidiana. Vita scamdita da piccoleabitudini,da riti, momenti in cuinon ci si può non identificare che fanno da controcanto al ricordo, alla ricostruzione della ingombrante e dominante figura del genitore. Non ho pace, non ho pace, forse non l’avrò mai. Penso a tante cose del mio passato e la rabbia non fa che aumentare, come i battiti di un cuore impazzito dallo sforzo dell’ultima, disperata corsa. Dovrei staccare la spina ma non posso. C’è questo libro da fare. Così mi rifugio nel ricordo di mio padre che è una delle poche cose dolci di tutta la mia vita che mi vengono in mente nonostante tutto, nonostante me.“

La scrittura come urgenza che sbrana la carne, che rovina la vita ma che inchioda per forza alla scrivania, ogni giorno ancora e ancora, forse per fallire di nuovo, forse per perdersi in un dolore nel quale viene infilato il coltello e che fa sgorgare sangue, sangue che si può dimenticare perdendosi fra corpi di donne, ( desiderate, amate carnalmente, generosamente, giocosamente, ma fino a un certopunto , mai in modo esclusivo, tutte amate con riserve tranne S., meraviglioso emblema di donnadistaccata e andata via, di donna che non c’è più e che viene continuamente, caparbiamente rimpianta); sangue, dicevo,che si può dimenticare grazie allo straniamento e all’anonimato di certi angoli di una Milano lisergica e slabbrata, che èscenografia e personaggio,città che sente, città che si può vendicare o che può abbracciare,fondamentale.

„Milano sa essere buona, sorridente e gentile con chi umilmente prova ad affrontarla a mani piene di voglia di comprenderla anche senza capirla. Forse questa città è una prova universale. Devi superarla, andare nel senso contrario rispetto alla fiumana degli umani che sembrano disumani soprattutto per via dell’umanissima fretta che li abbindola. Una fretta però laconica. Dovuta forse a un bisogno di essere puntuali anche quando questo bisogno è sulo un umano riflesso condizionato, a un corrugamento del pensiero da umano cane di Pavlov sciolto, e gli impegni imprescindibili sono spesso degli alibi costruiti con cura per non pensare a fondo. E‘ più che possibile integrarsi in questa città conservando il proprio spirito veramente intatto, la propria fierezza d’origine denominata nel tuo intimo, nel tuo selvaggio cuore bandito di dove diavolo sei nato e hai vissuto fino a quando hai inontrato Milano, la puttana discreta, e ti sei fermato tutta la notte per rimanere nel suo letto, che la mattina viene da lei rifatta con lenzuola sempre nuove, perché i clienti sono sempre tanti. Allora ci sei, allora sei già milanese anche se qui ci sei venuto per la prima volta soltanto un mese fa.“

Brilla, ti ubriaca, ti fa sbandare la Milano che racconta Krauspenhaar, la Milano nei cui meandri si infila per trovare un parziale lenimento, una sosta, quella pausa rigenerante, se può mai esserlo, prima di tornare a quel dovere imperioso. Scrivere, ritrovare il padre, rintracciarlo nei ricordi e furiosamente narrarlo in pagine di pura bellezza, dove lo scrittore riesce a trasmettere una gamma talmente vasta di emozioni che il lettore si trova sperduto ed emotivamente travolto, si trova spostato, allontanato da dov’era prima.

Un libro che risucchia,non controllato ma nato per non esserlo. Furiosamente vero. Porco e nobile.

Un libro che conferma la tendenza di scrittori alle prese con la figura paterna( penso a Giuseppe Genna e a Paolo Mascheri, nel recente Il Gregario e a molti altri) L’incanto fagocitante, il dilemma che fa a brandelli fra amore e rifiuto. Torna, si declina,
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e nascono davvero gran bei libri, come questo. Ci sono molti stereotipi Parajumpers Long Bear per narrare la vita di provincia, la noia, le cose che potevano essere e che non sono state,o facilmente rischiano di perdersi scivolando via.

In questo libro Parajumpers Long Bear Verkauf gli stereotipi sono evitati grazie ad un linguaggio di assoluta precisione che si maschera dietro feticci riconoscibili, e questo è lo scherzo dello scrittore. Ci si ritrova, all’inizio, si pensa di seguire un percorso conosciuto, non occorrono difese, non sembra affatto un libro feroce: ci sono gli oggetti, i neon, le luci, gli interni e i legami che abitano le nostre vite, tutti gli usuali elementi ormai indispensabile strumento per i narratori di un oggi posticcio e in bilico, di un oggi che non progetta più il domani ma lascia scivolare la nausea e la fatica dei burattini che lo abitano descrivendoceli mentre si accontentano di una routine sessuale discreta, mentre si addormentano davanti alla tivù via cavo o si avventurano nei locali della notte e dei desideri da appagare presto, dove, come fantasmi , vengono incontro pallide ragazze dell’est. Che si offrono come le merci: ce n’è a volontà a seconda dei gusti. Come ci sono a volontàpaure,timori,qualunquismi dietro i quali ripararsi con la sfiducia e il disincanto: spaventa l’altro da noi, lostraniero,il diverso che voracemente occupa quegli spazi che percorriamo, che pretende e vuole, e che non riusciamo a collocare. Come c’è abbondanza disolitudine, nostalgia, creatività frustrata, e ancora il rumore attorno, i sentimenti come stelle filanti, la masturbazione furtiva, il viaggio improvviso,il fremito ansioso dell’essere. Cose,situazioni. Ce ne sonoin abbondanza, ma faticano ad appagare davvero.

Mascheri sfugge con la sobria eleganza di Coetzee, che cita, infatti, all’inizio, come autore da lui destinato a „prendere per mano“ il lettore nello scorrere delle pagine di questo percorso solo in apparenza rassicurante che il lettoresta per intraprendere.

Non ci sono mani sulle spalle, rassicurazioni, miraggi di vita plausibile e diversa. Non ce le fornisce e non deve farlo, Mascheri. Vira e sfugge a ogni possibile ingabbiamento senza sfuggire realmente, usando un mimetismo narrativo che solo una scrittura matura e ferma, senza compromessi, senza sbrodolamenti, senza concessioni, può consentire( e una rara sensibilità per le sfumature, una sensibilità per far affiorare quello che è in ombra, che non ambisce al visibile, al chiassoso, quello che resta grattato via il non necessario). Rari, romanzi come questo, ne ho letti pochi in tempi recenti.

Intanto il suo sguardo di narratore sceglie una farmacia e una parafarmacia, come luoghi rappresentativi del conflitto, del legame, del melodramma, della farsa e della tragedia di un padre e di un figlio che si amano troppo per poter vivere sereni, che si somigliano troppo per potersi capire: un padre e un figlio con un legame faticoso, malinconico e dolente, che percorre in un pathos crescente tutte le pagine del libro fino a un epilogo finale che strozza il lettore in un sussulto, che paralizza e tuffa dentro, nelle righe, fra le parole, lasciando provare un senso di immediata, totale empatia. Si sa cosa significa il conflitto con un genitore( e l’amore, e l’odio, e la stima, e il disprezzo, tutto mischiato, tutto confuso, altalenante, fluttuante) Lo sappiamo. Ci siamo dentro, nel count down finale appassionante di sentimenti che non possono fare a meno di svelarsi sul serio, di riprendere il proprio posto se un posto mai ce l’hanno avuto( ed è così, non è sempre facile da vedere, ma ce l’hanno eccome)

La farmacia e la parafarmacia dicevo. Luoghi dove si costruisce e dove si fanno brandelli, epicentro di speranze, confronti, ambizioni che Moncler Weste appaiono fallimentari e piccine anche se hanno dentro il seme della grandiosità perché la società che le gestisce è fatta da un padre e da un figlio ed è animata dal pulsare di quello che era paragonato impietosamente a quello che non è più

„Non risponde, ma questo è un altro dei punti lo sa benissimo su cui lui e suo padre la pensano diversamente. Mal sopporta l’egocentrismo di suo padre, suo padre che sale in cattedra per spiegare cosa è giusto e cosa no. Ma non può non ammettere che in questo egocentrismo, in questa sua voglia di salire in cattedra, ci sia anche una visione sociale della professione, che lui non ha minimamente. Lui, al contrario, sogna attività cash and carry dove la gente arriva con le idee chiare, paga e se ne va“

C’è l’Italia di oggi, tutta dentro questo bellissimo libro che si legge velocemente salvo poi sentire il sapore di certi brani, di certe frasi, parole o visioni che resta sulla bocca, a tratti dolce, a tratti secco, duro da digerire, talmente duro che viene voglia di dire e di dirsi no, non può essere così( sapendo che è esattamente così)

Ma c’è un Italia feticcio come il resto, perché questo vivere controvoglia, questo senso di vuoto esistenziale che perfora è ovunque attorno a noi. In altri paesi, in altri contesti. I capannoni, i negozi da svendita e le anime in svendita, sono ovunque e ovunque ci narrano di una conquista che le merci cercano di far brillare, di rendere accettabile, ben imballata, luccicante e attraente. Una conquista che ha sacrificato molto, rendendoci friabili dentro, pronti a cadere in pezzi, in balia.

„E‘ sabato pomeriggio. Decide di portare Yulia al Valdichiana Outlet Village. Lasciano l’auto nel parcheggio e si avviano verso i negozi. E‘ tutto sommato bello passeggiare così, come due fidanzati, in mezzo a un centro commerciale. A Yulia tutti quei negozi piacciono molto. „Sembra di stare in un film dice“. Sembra di stare in un film. Non può far altro che sorridere , davanti a una frase del genere. Ma almeno lei è ancora capace di entusiasmarsi, E‘ molto attratta dai negozi di scarpe.

I bambini. Non ci ha mai pensato. Ha sempre pensato a se stesso come a un figlio. Nonostante tutte le incomprensioni con suo padre, gli è sempre rimasto così legato che è come se possa essere solo figlio. E‘ come se suo padre, con la sua paternità ingombrante e avvolgente, lo abbia castrato. Non ha mai pensato a sé come a un animale in grado di riprodursi. Nemmeno lui sa quanto ha imbrogliato. In un mondo votato all’individualismo sfrenato, mettere su una famiglia rappresenta un gesto eroico, epico. Solo nella struttura della famiglia l’animale uomo riesce in maniera credibile ad abbandonare la sua bestialità individualista. E nonostante nasca nella maggior parte dei casi dal controllo sociale, dalla paura di restare soli, dai vantaggi di pagare una sola bolletta, nonostante tutto questo la famiglia resta l’unico atto eroico di cui gli uomini sono ancora capaci.“

Qui veniamo a uno dei punti cruciali de Il Gregario. In realtà , si tratta di un’epica della natura umana. Una commedia umana rivisitata, con protagonisti resi speciali da un narratore che sa davvero osservare e capire gli altri, personaggi che recitano un copione sartriano di noia e di claustrofobia, ma che sanno quando fermare il tempo.

Si ferma, la rincorsa ha uno stop. Certi capitoli, certi punti, certi momenti di questo libro obbligano a un profondo respiro, a una sosta, a una rilettura e poi a un’altra e paiono ridare giustizia a ciò che è la Letteratura ed entusiasmo al lettore.
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