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Le definisce richieste non idonee a un commercio sano. Parla degli affitti dei locali che raddoppiano, triplicano e talvolta persino, quadruplicano. E perciò, Maria Teresa Lama, appena avrà smaltito tutto il magazzino con una supersvendita, abbasserà le saracinesche del vecchio negozio di abbigliamento per uomo, in via Luca Giordano. Erede di una dinastia di commercianti, la signora dopo 50 anni di attività si separa dal suo „socio occulto“, il padrone di casa che, a contratto scaduto, pretende un affitto astronomico, insostenibile per lei. Chiude bottega, con rammarico. Via Lama, il Vomero perde un altro pezzo del commercio storico. Abbiamo sempre venduto articoli buoni spiega Maria Teresa Lama tutto cotone, lana, seta, mai niente di artificiale, modelli classici, merce fabbricata in Italia, che costa. Una vita dietro il banco: Mai saldi, sempre prezzo fisso, rispettando i clienti. Che oggi entrano a salutarci come se ci facessero le condoglianze. Un altro addio a un commercio che non si riconosce con le nuove tendenze, con i gusti che cambiano e, soprattutto, con l‘ esigenza dei consumatori di spendere sempre meno. Dei vecchi nomi non ne restano che due o tre: gli altri escono di scena, chiudono o, nel migliore dei casi, ridimensionano. I piccoli diventano sempre più piccoli, lasciando il passo a commercianti „senza curriculum“, ma soprattutto alle grandi catene. L‘ isola pedonale di via Scarlatti al Vomero cambia volto con l‘ apertura dei megastore della Nike al posto dell‘ antico bar Daniele. Arriva anche Stefanel. Per il 2006 nella galleria Scarlatti è previsto l‘ approdo del gruppo spagnolo Zara. Nuovo arrivo è anche Harmont Blaine, casual per uomo e bambino, 25 milioni di euro di fatturato, prodotti made in Italy e made in Campania. Occuperà i locali ex Sisley, al piano terra soltanto esposizione. L‘ imprenditore Domenico Mennitti, titolare di Harmont Blaine, traccia un‘ analisi: C‘ è una crisi che si taglia col coltello, i negozi vecchi che chiudono sono cicatrici nel tessuto commerciale cittadino. Ci sono marchi che funzionano e altri che, pur avendo buon prodotto, non riescono ad avere massa critica sufficiente per restare in piedi. Noi cerchiamo di capire cosa succede nel mondo, non abbiamo avuto paura della Cina anzi siamo lì con sette punti vendita. E per fortuna siamo profeti in patria. Non esiste più la logica delle botteghe, vige la regola dello shopping mall, del centro commerciale. A monte delle nostre scelte ci sono gli studi sui costi per metro quadro calcolati al numero di „passaggi cliente“. A Napoli ci sono 3 400 metri lineari di strade valide per il commercio, via Scarlatti al Vomero, piazza dei Martiri e via Filangieri. Via Scarlatti, dall‘ apertura della metropolitana, per numero di passaggi non ha confronti con nessun altra via d‘ Italia: è già un grande shopping mall all‘ aria aperta. Prima, un certo tipo di prodotto era destinato a un consumatore di livello alto, intellettuale, professionista. Oggi prosegue Mennitti diventano protagonisti del mercato i „nuovi ricchi“, che sul piano della cultura hanno ben poco ma, vivaddio, esistono e chiedono un prodotto che non gli dia dubbi. Le ditte normali osserva Maurizio Maddaloni, presidente dell‘ Ascom si confrontano col mercato, ma se i costi vanno alle stelle, i conti non tornano più. Affitti esosi, per forza è la dichiarazione esplicita di Adolfo Masullo, presidente di Confesercenti, ma appetibili per chi ha denaro sporco da riciclare. Se ci fossero persone oneste che si rifiutano di accettare prezzi capestro, non saremmo a questo punto. Una fotografia aggiornata su affitti, usura e camorra a Napoli, è in un dossier con dati eclatanti che l‘ associazione presenterà a metà ottobre. Intanto si cercano rimedi. Spiega Tiberio Sauro, presidente di Conaga, cooperativa napoletana di garanzia con 2000 soci: Noi movimentiamo 3 milioni di euro al mese e garantiamo il 50 per cento del capitale nei confronti della banca che concede il prestito al commerciante. E dilaga il fenomeno dell‘ indebitamento. Da una ricerca di Bipielle Ducato, società di credito al consumo del gruppo Banca popolare italiana, risulta che un adulto su quattro in Campania ha in corso una pratica di prestito personale o finalizzato con banche o società finanziarie. Napoli e provincia sono prime con il 25,72 per cento.
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