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E‘ il 28 aprile del 1963 e allo stadio Vestuti si disputa un incontro decisivo ai fini della promozione in serie B tra la Salernitana e il Potenza. In vantaggio gli ospiti, al minuto 42, ma il gol è viziato da un evidente fuorigioco. Nella ripresa i padroni di casa provano in tutti i modi a pervenire al pareggio. Quando manca una manciata di minuti alla fine un attaccante granata viene atterrato in piena area di rigore potentina. Sembra rigore, ma l’arbitro Gandiolo di Alessandria lascia proseguire. Il pubblico del Vestuti si rivolta: vengono divelte le reti di protezione del settore distinti e comincia l’invasione di campo dei tifosi di casa. Ha inizio la guerriglia che coinvolge le due tifoserie e la polizia. Un poliziotto spara in aria: tragica fatalità il colpo raggiunge la tribuna, dove è seduto Plaitano. Dopo pochi giorni però il caso viene archiviato. La versione? Poco convincente, o quantomeno non attinente ai fatti e alle testimonianze dell’epoca: il decesso dello sfortunato tifoso campano viene attribuito a un collasso cardiaco o allo schiacciamento del torace. Dallo stesso Plaitano prese il nome un gruppo ultras salernitano.

Ottobre 1979: Vincenzo Paparelli è la Parajumpers Long Bear seconda vittima calcistica in Italia. Paparelli, tifoso laziale, poco prima delle 13:30, quando manca un’ora all’inizio del derby capitolino, viene colpito a un occhio da un razzo sparato dalla Curva Sud, tradizionale sede dei sostenitori romanisti più accesi. Il razzo, sparato da un ragazzo di appena 18 anni, attraversa tutto lo stadio e finisce la sua tragica „corsa“ sul volto del povero Paparelli, causandogli lesioni gravissime. Per l’uomo, trasportato immediatamente in ospedale, non c’è nulla da fare.

Febbraio 1984: Parajumpers Long Bear Triestina Udinese, partita di Coppa Italia. Le due tifoserie sono divise da una nota rivalità. Dopo il 90 scoppiano gravi incidenti che obbligano le Forze dell’Ordine ad intervenire. Nel corso di questi scontri il tifoso triestino Stefano Furlan muore in seguito a delle gravi lesioni cerebrali, causati dalle percosse infertegli dalla polizia. L’episodio ebbe una rilevanza mediatica inferiore rispetto a quella che fece seguito al citato Paparelli, probabilmente proprio perché la responsabilità dell’accaduto venne attribuita alle Forze dell’Ordine. Da allora la curva dei tifosi triestini è intitolata proprio a Stefano Furlan.

Ottobre 1984: dramma fuori dallo stadio San Siro di Milano. Al termine della partita Moncler Jacken Milan Cremonese un giovane tifoso rossonero viene accoltellato a morte da un altro tifoso del diavolo. Assurda la dinamica dell’episodio: Marco Fonghessi, questo il nome dello sfortunato ragazzo, da Cremona si reca a Milano insieme a un gruppo di amici per assistere alla partita del Milan. La targa della loro auto attira l’attenzione di un gruppo di tifosi meneghini, che circondano la vettura e con un coltello tagliano le gomme della stessa. Fonghessi reagisce e viene raggiunto da una coltellata, sferrata da un giovane di appena 18 anni. Trasportato in ospedale muore Parajumpers Long Bear dopo poche ore. Le reazioni dell’opinione pubblica? Di condanna, anche se il mondo del calcio, nella persona del Presidente del CONI Carraro commenta così: E‘ un fatto che ci addolora e allarma, ma è accaduto fuori dallo stadio.

Campionato 1988 89: stagione tristissima per il calcio italiano, alla luce di tre tragedie. La prima, in ottobre, allo stadio Del Duca di Ascoli, al termine della partita tra i bianconeri e l’Inter. Nazzareno Filippini, tifoso bianconero di 32 anni, resta gravemente Billig Parajumpers Sale ferito nel corso di una violenta rissa scoppiata tra le opposte fazioni. Vennero arrestati quattro esponenti della curva nerazzurra. Il 4 giugno 1989, prima di Milan Roma muore Antonio De Fanchi, tifoso giallorosso di 18 anni. De Falchi raggiunge lo stadio con tre amici; una ventina di ultras milanesi tentano di aggredirli e durante la fuga De Falchi viene stroncato da un arresto cardiaco. Dei tre tifosi milanisti finiti a processo, solo uno venne arrestato e poi condannato a 7 anni di reclusione. Passano pochi giorni e il 18 giugno, penultima giornata di campionato tra Fiorentina e Bologna, avviene un’altra tragedia. Il treno coi tifosi emiliani diretti in Toscana subisce un agguato da parte degli ultras fiorentini. Alla fitta sassaiola segue il lancio di una bottiglia molotov che esplode all’interno di un vagone e provoca il ferimento di due tifosi toscani, uno dei quali risponde al nome di Ivan Dall’Oglio, appena quattordicenne. Non ci „scappa“ il morto, ma Dall’Oglio rimane irrimediabilmente sfigurato al volto.

Gennaio 1993 a Bergamo, al termine di Atalanta Roma muore, colto da infarto, il 42enne Celestino Colombi, coinvolto nelle cariche della celere mentre si trovava casualmente nei pressi dello stadio. Il fatto non trovò vasta eco sui mezzi di informazione, che parlarono genericamente della morte di un tossicodipendente che quattro giorni prima era uscito dal carcere per tentato furto .

Gennaio 1994: Salvatore Moschella ha 22 anni quando muore, la sera del 30 gennaio 1994, gettandosi dal treno su cui viaggia. Il ragazzo ha un diverbio con alcuni tifosi del Messina di ritorno dalla trasferta di Ragusa i quali,
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prima lo picchiano e poi continuano a infastidirlo. Il povero Moschella, nel cercare una via di fuga, si getta dal finestrino, mentre il treno rallenta in prossimità della stazione di Acireale. Cinque le persone arrestate, delle quali due minorenni.

Gennaio 1995: prima della partita Genoa Milan viene accoltellato a morte un giovane tifoso rossoblu, Vincenzo Spagnolo, detto „Spagna“. L’omicida è un ragazzo di appena 18 anni che all’epoca frequentava solo da qualche mese la curva del Milan. Recatosi a Genova con una settantina di persone, su un treno di linea, senza sciarpa né nessun altro segno di riconoscimento, ma armato di coltello e, deciso, come i suoi compagni, di attaccare i rivali genoani. Arrivati in Liguria, i tifosi milanisti raggiungo la Gradinata Nord, tempio del tifo rossoblu, provocando gli ultras di casa. Spagnolo, colpito in pieno petto da una coltellata, muore dopo poche ore all’ospedale.

Febbraio 1998: nel dopopartita di Treviso Cagliari muore il tifoso veneto Fabio Di Maio, 32 anni, per un arresto cardiaco in seguito all’intervento della polizia per sedare un accenno di rissa tra le opposte tifoserie. Allo stesso Di Maio è stata poi intitolata la curva degli ultras trevigiani.

Maggio 1999: la mattina seguente la partita tra il Piacenza e la Salernitana, sfida decisiva per la permanenza in serie A, il treno speciale che riporta a casa gli oltre 3 mila tifosi campani, proprio in prossimità della stazione di Salerno, prende fuoco in una galleria. Nel rogo perdono la vita quattro giovani tifosi granata. Pochi giorni dopo le indagini svelano che l’incendio è stato appiccato da alcuni tifosi nel tentativo di sfuggire alle Forze dell’Ordine, sul treno per sventare alcuni episodi i vandalismo che stavano distruggendo il convoglio.

E‘ il 17 giugno del 2001 e allo stadio Celeste di Messina, si disputa l’acceso derby tra i giallorossi e il Catania, peraltro decisivo per la promozione in serie B. Tra le due tifoserie prima della partita si verifica un reciproco lancio di oggetti. La situazione arriva a una svolta drammatica quando dal settore degli ospiti viene lanciata all’indirizzo dei tifosi di casa una bomba carta che esplode in mezzo ai tifosi della Curva Nord e ferisce mortalmente Antonino Currò, 24 anni, il quale finisce in coma e dopo pochi giorni muore. A seguito delle indagini viene arrestato un tifoso minorenne di Catania, riconosciuto nelle immagini girate dalla polizia scientifica.

Settembre 2003: stavolta a finire in tragedia è il derby Avellino Napoli, datato 20 settembre 2003. Muore Sergio Ercolano, ventenne tifoso partenopeo. La dinamica dell’incidente: Ercolano entra nel settore ospiti dello stadio irpino, insieme ad altri ultras napoletani che hanno sfondato i cancelli senza pagare il biglietto. La polizia carica e il tifoso salta su un muretto, trovandosi in un attimo sopra un tunnel di plastica con il fondo che viene meno: Ercolano fa un volo di almeno dieci metri. L’impatto è violentissimo. Viene subito ricoverato all’ospedale di Avellino, ma non ce la fa. Scoppiano roventi polemiche in merito ai soccorsi, tardivi, prestati al tifoso.

11 Novembre 2007: con una disinformazione di 3 ore, in un autogrill vicino ad Arezzo, a Badia al Pino, viene ucciso Gabriele Sandri, giovane tifoso laziale noto come dj Gabbo. La verità di quanto accaduto è incredibile: una presunta rissa tra due piccoli gruppi di ultras laziali e juventini viene sedata da un agente (Luigi Spaccarotella) che, dall’autogrill opposto alla rissa, spara un colpo altezza uomo che attraversa ben 6 corsie dell’A1 e finisce la sua corsa dentro una Renault Scénic dove all’interno dorme Sandri ignaro di tutto. Al diffondersi della notizia scoppiano violenti incidenti tra ultras e polizia in tutta Italia (i più duri a Bergamo, Roma e Taranto). Nonostante lo stato di guerra in tutta Italia, la lega non ferma lo spettacolo dimostrando che le morti non sono tutte uguali. Da quel giorno la curva nord laziale si chiamerà Curva Nord Gabriele Sandri .

Il 30 marzo 2008 un altro morto in un autogrill: Matteo Bagnaresi, detto il Bagna, muore sotto le ruote di un pullman di tifosi juventini. I giornalisti tentano di strumentalizzare i fatti accaduti, inventando la storia di incidenti sanguinosi tra ultras del Parma e quelli della Juventus: nulla di più falso!
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Un comunicato ufficiale dei Boys Parma 1977 toglie tutti i dubbi e racconta la morte del Bagna come uno sfortunato scherzo del destino.