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In queste ore il mondo conservatore americano in lutto per la prematura scomparsa di Andrew Breitbart un personaggio che in Italia quasi nessuno conosce (non troverete traccia di lui nemmeno nell’edizione italiana di Wikipedia) ma che oltreoceano era divenuto da anni un protagonista assoluto. Breitbart stato infatti il guru della destra americana per quanto riguarda il movimentismo politico attraverso internet: prima i blog, poi i social network, tutto ci insomma che la rete ha messo a disposizione negli ultimi quindici anni ma il cui potenziale non tutti hanno saputo cogliere al volo come ha fatto lui.

Polemista aggressivo e trasgressivo, politicamente scorretto ed ostentatamente non diplomatico, fustigatore di quella che noi definiremmo la sinistra radical chic e dell’establishment democratico „hollywoodiano“, Breitbart nei contenuti non si distingueva granch dda vari altri protagonisti del mondo mediatico conservatore Rush Limbaugh alla radio, Ann Coulter Glenn Beck in televisione; ma la tecnica da lui utilizzata per diffondere le sue polemiche e i suoi scoop fa di lui un pioniere ed un personaggio di primissimo piano, come testimonia la valanga di tributi e ritratti riversatasi in queste ore su tutti i media americani, vecchi e nuovi (qui il ricordo sul sito di TIME, qui quello su The Politico).

Una delle grandi intuizioni di Breitbart stata quella del „news aggregator“, cio del sito internet che, anzich limitarsi a proporre contenuti originali esattamente come un tradizionale giornale o periodico, funge anche da „portale“ che raccoglie, seleziona a rende visibili i contenuti di una „galassia“ di altri siti meno noti o di per s meno interessanti. Egli infatti negli anni Novanta del secolo scorso contribu a creare il celeberrimo sito „Drudge Report“ (il cui format qui da noi stato poi ripreso da Dagospia), ed ha poi collaborato anche al lancio dell’altrettanto celebre Huffington Post (prossimo a „sbarcare“ anche in Italia), il che sorprende perch quest’ultimo un sito politicamente orientato a sinistra.

A lui si deve, fra l’altro, lo scoop che nel giugno dell’anno scorso ha costretto alle dimissioni il deputato newyorkese Antony Weiner, pizzicato a pubblicare online proprie foto os e screditato al punto da costringerlo a mollare non solo il seggio alla Camera ma anche le ambizioni di divenire il nuovo sindaco della Grande Mela.

Bretibart era quello che si dice un personaggio „divisivo“, uno che si poteva solo amare o odiare, senza vie di mezzo: chi la pensava come lui considerava un leader eroico, chi non la pensava come lui lo detestava visceralmente. Eppure dietro la sua irruenza ideologica c’era un calcolo molto lucido. Basta rileggersi questo passaggio tratto da un suo lungo ritratto che il New Yorker pubblic nel 2010:

„Breitbart si considera un guerriero culturale per caso. „Io non sono poi cos fazioso come la gente crede“, mi disse, definendosi per l’ottantacinque per cento libertario e per il quindici per cento conservatore. Il suo conservatorismo si attenua su temi come la legalizzazione della prostituzione, e a volte cede a favore, ad esempio, del matrimonio gay. „Ma il fatto che siccome tutto il mondo dei media strutturato in modo da attaccare i conservatori e i repubblicani, c‘ un modello di business enorme per chi volgia entrare in gioco proponedosi come contrappeso“, mi ha spiegato.

Breitbart aveva appena 42 anni. Lascia moglie e quattro figli. Toccante il ricordo che di getto ha scritto Josh Marshall, direttore del sito concorrente Talking Points Memo: „Sotto tutti gli strati della nostra vita pubblica, tutti noi siamo figli e figlie, e genitori di figli e figlie: persone nude di fronte ai pi vulnerabili, veri momenti della nostra esistenza. Morire cos significa morire troppo, troppo giovani“.

Nessun tono minaccioso o attacco diretto, solo un piccolo sassolino nella scarpa che Donald Trump si è voluto togliere criticando i media che diffondo fake news, raccongliendo un coro di bu dalla platea. Per il resto il discorso del presidente americano al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, è stato molto bilanciato e ha puntato a presentare al mondo le opportunità per le aziende che vogliono investire negli Stati Uniti. Insomma, quello che Trump e i suoi ripetevano da un paio di settimane, tutte le volte che qualcuno gli chiedeva di cosa avrebbe parlato il presidente.

Una trimestrale migliore del previsto (anche se chiusa in perdita a causa della riforma fiscale Usa), previsioni per un altro anno record e un rialzo del dividendo. Sono questi i fattori che nel dopo mercato a Wall Street hanno permesso al titolo Intel di correre. Gli investitori non sembrano preoccupati dalle falle nei chip del gruppo (e non solo) rese pubbliche a inizio anno e che virtualmente chiamano in causa ogni pc al mondo. Su questo fronte Intel si è limitato a dire che Spectre e Meltdown „potrebbero avere un impatto negativo sui nostri risultati, sulla relazione con i clienti e sulla reputazione“.

Come spesso accade a un presidente americano di turno, anche Donald Trump avrebbe voluto abbellire la Casa Bianca con un quadro speciale. Lui avrebbe voluto quello di Vincent Van Gogh intitolato „Landscape with Snow“ del 1888. Per questo il suo staff lo ha chiesto in prestito al museo Guggenheim di New York. La curatrice Nancy Spector, però, una sua critica, ha risposto al presidente americano di non potere soddisfare la sua richiesta ma gli ha offerto un’alternativa, al quanto ironica: un water perfettamente funzionante, con tanto di tavoletta e tubi di scarico rivestiti d’oro luccicante. E‘ l’opera dell’italiano Maurizio Cattelan che nel 2016 fu installata in uno dei bagni del museo al quarto piano per essere usata dai visitatori proprio per fare pip“ o pupù.

Alla vigilia della sua partenza per Davos (Svizzera), dove da oggi sarà protagonista del World Economic Forum, Donald Trump si è detto pronto a un interrogatorio sotto giuramento con il procuratore speciale incaricato di guidare il Russiagate. Sempre che i suoi legali gli diano il via libera visto che sono loro ad essere impegnati a trattare i termini della testimonianza. Separatamente, Trump ha anticipato che nel suo discorso della settimana prossima sullo Stato dell’Unione, annuncerà un piano infrastrutturale da 1.700 miliardi di dollari ossia 700 milioni in più di quanto si era stimato fino ad ora.
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